La forza
dello spazio.
l'energia
delle persone.

Nell'atrio d'ingresso di questa casa, in via Roma 51, è murata una lapide di marmo bianco che riporta le seguenti parole:

GHISLANZONI LUIGI CARLO FU GIUSEPPE BENEMERITO CONCITTADINO MORTO IN MILANO AI XXX GENNAIO MDCCCXCIII ELARGIVA COSPICUI LASCITI ALLO SPEDALE ALL'ASILO D'INFANZIA AL COMUNE PER SOLLIEVO DEI POVERI DOTAVA LA CITTA' DI QUESTA CASA PER SEDE DEL MUNICIPIO

Una seconda lapide, in bronzo, ricorda alcuni dei lecchesi che hanno dato la vita per l'indipendenza d'Italia, fra cui Giuseppe Torri Tarelli, uno dei Mille.

Luigi Ghislanzoni era un lecchese trapiantato a Como, dove aveva avviato una prospera attività commerciale. Ma alla città della sua famiglia e della sua infanzia era rimasto profondamente legato tanto che nel suo testamento, redatto il 14 aprile del 1891, destinava la propria casa sita in Lecco nella contrada del Ponte al Comune della sua città perché ne facesse la sua sede. Meno di due anni dopo, nel gennaio del 1893, Luigi Ghislanzoni moriva e, nello stesso anno, il Comune che si trovava allora in pochi e angusti locali nella contrada larga, oggi via Cavour, angolo via Mascari, si trasferì in questa casa che avrebbe lasciato solo nel 1928 quando a Municipio fu adibito l'edificio neoclassico, ospedale dal 1845 al 1900, progettato dall'architetto Giuseppe Bovara.

Nel cortile interno, nei primi decenni del '900, fu costruito un basso edificio caratterizzato da un notevole soffitto ligneo a cassettoni dove trovò sede la Civica Biblioteca fino al 1965.

Da allora la casa di via Roma ha conosciuto diversi usi; ospitò uffici amministrativi del Comune, come la ripartizione Sanità e Servizi Sociali fino a una quindicina d'anni or sono; qui ebbero la loro sede diverse associazioni cittadine alle quali il Comune ha offerto spazi e servizi.
Gli insufficienti interventi di manutenzione hanno comportato un evidente degrado dell'edificio che necessita senza dubbio di un radicale restauro al fine di riportarlo all'originaria bellezza.
Si tratta infatti di una costruzione tardo neoclassica risalente alla prima metà del XIX secolo, di cui non si conosce il progettista, ma abbiamo motivo di pensare che possa essere attribuito a uno dei molti professionisti cresciuti alla scuola dell'architetto Bovara, come Enrico Gattinoni, progettista del cimitero di Lecco, delle scuole di via Ghislanzoni, del collegio Volta, del campanile di Lecco; Cosmo Pini, forse autore della Caserma di via Leonardo da Vinci: Giovanni Maria Stoppani che realizzerà, su disegno del Bovara, la facciata della basilica di San Nicolò nel 1880; Bernardino Todeschini, della nota dinastia di costruttori e forse proprio a quest'ultimo, in base ad alcune caratteristiche stilistiche, può essere ricondotta.

Da oltre vent'anni, precisamente dal 1991, l'Amministrazione Comunale prende in considerazione la possibilità di alienare questo significativo edificio, incurante sia del valore morale che esso rappresenta, sia del pregio architettonico che è pur sempre un esempio di elegante architettura civile, inserito in una quinta di case tutte ascrivibili alla stessa epoca.

L'ipotesi di cessione di casa Ghislanzoni rispunta nel 1994, ma fortunatamente non se ne fece nulla. L'attuale amministrazione ha reinserito ancora una volta l'edificio in un elenco di possibili alienazioni. Sappiamo benissimo quanto languiscano di questi tempi le casse del Comune e quanto sia necessario sbrigliare la fantasia per far quadrare i conti. Ma mettere sul mercato un edificio così strettamente legato alla storia della città come palazzo Ghislanzoni, disperdere una eredità morale nei confronti della quale non possiamo restare indifferenti, esporre un edificio situato in un punto delicatissimo del centro storico al rischio di interventi scorretti o peggio ancora a una speculazione che ne altererebbe la fisionomia e la sobria definizione nel contesto urbano in cui è inserito, sarebbe un'operazione inaccettabile, per nulla avveduta, assolutamente sbagliata.

Negli ultimi decenni la città è stata aggredita e stravolta da edificazioni barbare e altamente invasive.
Anche il centro storico non è stato risparmiato e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.
Occorre trovare un modo per far rivivere questa casa, per ridarle una funzione che valga a sottrarla al degrado, occorre uno sforzo di intenti e di fantasia, occorre la volontà della pubblica amministrazione e l'aiuto dei cittadini, delle associazioni, dei volonterosi che si mettono a disposizione per trovare le soluzioni più confacenti. In questo modo si potrà recuperare e valorizzare un edificio che non può essere ceduto come una qualsiasi anonima proprietà comunale, un palazzo che ha assolto nel tempo a molte funzioni nell'interesse della comunità, un luogo che deve tornare a essere, dopo un intelligente restauro, un punto di incontro, uno spazio a disposizione per il confronto di idee, al servizio della città.
Quella città alla quale Luigi Ghislanzoni aveva lasciato ingenti capitali per sostenere le pubbliche istituzioni, per alleviare le sofferenze dei poveri, quella città alla quale ha legato, generosamente, la sua casa, affinché fosse messa a disposizione dei suoi concittadini.
E questa memoria, questo atto di alto valore civico, è un vincolo che non possiamo recidere in nome di una mera esigenza di cassa.

Sinergie attraverso
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lavoro con interventi
mirati alla riduzione dei
costi.